La relazione
erotica è oscena perché esibisce la
ferita di esistere ma qui risiede anche la sua sovrana purezza, quella che
consente di comunicare con l’altro nella comune, generosa e incondizionata esposizione
della nuda vita. Nella sensualità di
un corpo che si denuda ciò che attrae non è l’essere ma la ferita, il vulnus dell’incompletezza: in essa
risiede la possibilità angosciosa di comunicare, di valicare la solitudine
costitutiva dell’esistente, fino a costituire una comunità inconfessabile e
inoperosa degli amanti, come un’orgia di singolarità che si trasmutano in corpi
eucaristici. La vita è la storia di un lusso dispendioso il cui culmine è la
morte: ebbrezza del dissipare. E l’esuberanza – per Blake come per Nietzsche – è
sinonimo di bellezza. (M. Vozza, Le maschere di Eros, Bollati Boringhieri, Torino, 2011)

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