La bellezza è intollerabile e intollerante. Senza pietà sferza il nostro sguardo, seduce le orecchie già attente, cattura le nostre parole sospese, mistura di fulmine e lentezza. Lei basta a se stessa, né si interessa a noi, ma il suo richiamo è irresistibile e pretende una risposta che noi non conosciamo. Le battute d'introduzione della Sesta partita ci danno questa gioia dolorosa, questa luce fuggitiva che ci divide, questo "principio del terribile" di cui parlava Rilke. Qualcosa che svanisce nell'atto di compiersi. Semplici accordi arpeggiati, eppure, quasi un nonnulla, una struttura salda, austera e povera, che si apre soltanto grazie al fatto che ci apre. Sicuro, senza calcolo nè intenzione, il gesto incide una curva nella carne con l'indifferenza di un bisturi; e la mia carne si confonde con quella della musica.
sabato 9 ottobre 2010
M. De Cervantes, Don Chisciotte della Mancia
Afflitto oltremodo andava Don Chisciotte per la sua strada, pensando all'orribile burla che gli avevano giocato gli incantatori trasformando la sua signora Dulcinea in una rozza cafona, e non riusciva ad escogitare un rimedio atto a ricondurla al suo primitivo essere; e cotesti pensieri lo assorbivano talmente che, senza pensarci, allentò le briglia a Ronzinante, il quale sentendosi libero si fermava ad ogni passo a brucare la verde erba che abbondava in quei campi. Dal suo torpore lo trasse Sancio Panza dicendogli:
- Signore, le tristezze non si son fatte per le bestie bensì per gli uomini; ma se gli uomini le senton troppo, diventano bestie; Vossignoria si scuota, torni in sé, riprenda le briglie di Ronzinante, si risvegli e ravvivi, e mostri quella gagliardia che conviene abbiano gli erranti cavalieri. Che diavoli la prendono? Perché tanto abbattimento? Siamo qui o in Francia? Satanasso si porti tutte le Dulcinee del mondo, poiché vale più la salute di un solo cavaliere errante che tutti gli incantamenti e trasformazioni della terra!
martedì 14 settembre 2010
R. Barthes (1980), La camera chiara, t.i., Einaudi, Torino, 1980.
Che cos'è la Storia? Non è forse semplicemente quel tempo in cui non eravamo ancora nati? Io leggevo la mia inesistenza negli abiti che mia madre aveva indossato prima che potessi ricordarmi di lei. Vi è una sorta di stupore nel vedere una persona familiare vestita in altro modo. Ecco qui (intorno al 1913): mia madre in gran toilette, con cappellino, piuma, guanti, biancheria fine che spunta fuori dai polsini e dalla scollatura, ammantata di una "raffinata eleganza" che è smentita dalla dolcezza e dalla semplicità del suo sguardo. E' l'unica volta che io la vedo così, colta nella Storia (dei gusti, delle mode, dei tessuti): la mia attenzione viene allora distolta e passa da lei all'accessorio che è perito; il vestito è infatti perituro, esso prepara all'essere amato una seconda tomba. Per "ritrovare" mia madre, ahimè solo fugacemente, e senza poter mai disporre per molto tempo di questa risurrezione, bisogna che, molto più tardi, io ritrovi su qualche foto gli oggetti che ella aveva sul suo comò: per esempio un portacipria d'avorio (amavo il rumore del coperchio), una boccetta di cristallo intagliato, o anche una sedia bassa che oggi io ho vicino al mio letto, oppure quelle pezze di rafia che essa fissava sopra il sofà, le grandi borse che prediligeva (la cui comoda forma smentiva l'idea borghese della "borsetta").
Così, la vita di qualcuno, la cui esistenza ha preceduto di poco la nostra, tiene racchiusa nella sua particolarità la tensione stessa della Storia, la sua partecipazione. La Storia è isterica: essa prende forma solo se la si guarda - e per guardarla bisogna esserne esclusi.
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domenica 5 settembre 2010
W.R. Bion (1982) , La lunga attesa. Autobiografia 1897-1919, t.i., Astrolabio, Roma, 1986.
Vecchi fantasmi, che non muoiono mai. E neanche scoloriscono; conservano meravigliosamente la loro giovinezza. Davvero, riescono ancora a scorgere le gocce di sudore, ancora fresche, ancora distinte, contro il pallore della fronte. Com'è possibile? Sono come gocce di rugiada sui petali delle rose Rédouté. Una meraviglia, vero? Per favore, per favore, sta' zitto. Scriverò, davvero, lo farò. A Mamma Inghilterra: quella vecchia puttana!
Il bagno turco mi aveva enormemente rinvigorito; mi sentivo così pulito. Ma non è veramente così, sapete; è una specie di trucco. In realtà uno continua a puzzare. Hanno trovato il sistema di farci sembrare vivi, ma in realtà siamo morti. Anch'io? Ma certo, anch'io ero morto ... l'8 agosto 1918. Su questo argomento ci facemmo una bella risata, al circolo, dove i topi ... Ce n'era uno, pelato, gonfio, nutrito di cadaveri, che una notte mi si era piazzato sul petto. Mi aveva fatto ridere, perché mi aveva solleticato il viso con i baffi.
"Sta bene?". Mi ridestai con un sobbalzo, senza più senso dell'umorismo, per trovarmi di fronte all'inserviente del bagno turco che mi scrutava in viso. "Mi scusi, signore, ma mi pareva che si fosse messo a sognare". Mi affrettai. Non mi era rimasto molto tempo per prendere il treno per Cheltenham, dove mia madre era andata ad abitare in modo da poter stare vicina a mia sorella in collegio.
sabato 28 agosto 2010
M. Benasayag e G. Schmit (2003), L'epoca delle passioni tristi, t.i., Feltrinelli, Milano, 2004.
Nella mente di coloro che vogliono aiutare i giovani domina l'idea di un futuro minaccioso. Ecco che allora chi esercita una responsabilità pedagogica si comporta come se avesse di fronte un pericolo: deve combattere per superarlo e per aiutare il maggior numero di persone a uscirne vittoriose. Così la nostra società diventa sempre più dura: ogni sapere deve essere "utile", ogni insegnamento deve "servire a qualcosa". Con la vittoria assoluta del neoliberismo, infatti, l'economicismo è diventato, nel mondo odierno, una specie di seconda natura. L'economia é.
sabato 14 agosto 2010
S. Vegetti Finzi, (1986), Storia della psicoanalisi, Mondadori, Milano.
Storicizzare la psicoanalisi costi-tuisce [però], in un certo senso, un'impresa anti-psicoanalitica, perché questa forma di sapere presenta una resistenza interna alla dimensione storica. Il suo soggetto, l'inconscio, è carat-terizzato dall'atemporalità, il suo sapere si costituisce attraverso una pratica, l'intepretazione, che si vuole personale, provvisoria, sottratta alla generalizzazione, mentre il Movimento psicoanalitico, forte della sua legittimità istituzionale, si è sempre ritenuto il depositario del patrimonio teorico e metodologico acquisito. Non possiamo tuttavia concedere alla psicoanalisi il privilegio di considerarsi una teoria astorica o una prassi privata. Alla relativa staticità del suo oggetto fa riscontro infatti la storicità delle sue domande e il mutare dei suoi obbiettivi in base alle situazioni sociali e culturali nelle quali lo psicoanalizzare accade.
venerdì 13 agosto 2010
T.H. Ogden (2005), L'arte della psicoanalisi. Sognare sogni non sognati, t.i., Cortina, Milano, 2008.
Ogni madre o padre che abbia più di un figlio ha imparato (con una combinazione di stupore e delizia) che ogni nuovo bambino sembra essere solo un lontano parente dei suoi fratelli e sorelle maggiori. Un padre e una madre devono reinventare cosa è essere genitore con ciascun bambino e devono continuare a farlo in ogni fase della vita del bambino e della famiglia.
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